sabato 21 aprile 2018

Ho ritrovato una vecchia poesia

che diceva
di fare l'amore non sesso
baci lenti
mani intrecciate
baci sulle debolezze
l'avevo letta l'ultima volta anni fa
rifuggo ormai dalle citazioni preconfezionate
che dove tutto vuole sembrare arte e poesia e bello
cosa lo rimane davvero?

ma poi l'ho ritrovata
in una mattina all'improvviso
come se fosse la prima volta che la leggevo ma poi in realtà no
perché è come certi vestiti che ti scordi di avere
quando li rimetti ti ci senti comunque bene
quando
non sono troppo nuovi, non sono troppo usati

ecco come dovrebbero essere certe giornate
sicure ma non scontate
soleggiate
non troppo accaldate
ventilate ma non affannose
divertenti
divertite
fiduciose

Che certe parole se escono da labbra speciali
possono essere ancora belle
più di pensieri perfetti
che escono da bocche banali
come è certo
che certi momenti
con un certo tipo di vento a favore
e il sole
tutto sembra un po' più giusto
anche questo caffè riscaldato
non troppo dolce, non troppo amaro
che mi hai lasciato tu



giovedì 5 aprile 2018

Cosa ho davanti

non riesco più a parlare 
Dimmi cosa ti piace, non riesco a capire, dove vorresti andare 
Vuoi andare a dormire 


Dalla e una giornata di sole
che rimarresti ore così immobile 
annulleresti ogni impegno
solo per ascoltare
e ricordarti che anche smarrirsi
a volte
può servire a qualcosa

Quanti capelli che hai, non si riesce a contare 
Sposta la bottiglia e lasciami guardare 
Se di tanti capelli, ci si può fidare


Non si possono spiegare le canzoni come questa
smettono di essere canzoni
smettono di essere poesia
si vestono di emozioni
sono solo tue
sono di tutti, di tutti quelli che...
che in fondo 
chi non ha nel proprio cuore un posto
dove tira sempre il vento  

Non c'è niente da capire, basta sedersi ed ascoltare 

Cara siamo un po' tutti in certe giornate 
in cui non sappiamo se afferrare o lasciare andare
se sederci e osservare
o se sia meglio immaginare, da lontano...

La notte ha il suo profumo e puoi cascarci dentro 
Che non ti vede nessuno 


Il profumo, quello lì
di certi momenti di amore
i pensieri così astratti 
che sembrano scivolare via

Che pena che nostalgia 
Non guardarti negli occhi e dirti un'altra bugia 


Cara è lasciarsi cullare
è viaggiare sperando di non tornare
è trovarci mille e una strade e vedere che portano in un posto solo

è essere sicuri che ci sia qualcuno come noi da qualche parte
che sente quello che sentiamo noi e non sa bene come dirlo 
e allora ascolta Lucio magari nella sua ora libera 
e scruta il cielo e annusa il primo sole 
e il cielo e il sole sembrano rispondergli, come una magia
e allora arriccia il naso mezzo commosso mezzo felice
mezzo
ma in fondo intero
perché dall'altra parte del cielo
magari non troppo lontano
spera ci sia
l'altra sua metà.






martedì 27 marzo 2018

Metafore di primavera

Mentre
mi sbrigavo per cambiare il copripiumone togliendo quello grigio con le piume
pesante
per infilare quello rosa e verdino
in cotone
nel colore della primavera
così bello leggero profumato
così giusto in questi giorni di sole pallido
ma mi accorgevo che è per un letto singolo
e io il letto singolo non ce l'ho più

mentre
scendevo la scala di legno
di corsa
per sostituirlo con quello arancio
inciampandoci dentro e ritardando ancora di più il momento della pausa pranzo in cui mi sarei potuta coricare sul divano
mentre pensavo che neanche cambiare il letto viene bene certi giorni
quelli in cui
quello stronzo di Murphy deve divertirsi proprio molto a muovere le sue pedine
e le uniche cose certe sembrano essere la polvere più evidente che brilla su ogni superficie
e Pino Daniele che risuona dal cellulare

quelli in cui
tu pensavi di mettere un bel copripiumone da rivista che ti avrebbe fatto fare sogni sereni
e invece ti tocca mettere il solito arancione chiaro-arancione scuro
che chissà cosa cazzo mi è venuto in mente il giorno in cui ho comprato
un copripiumone arancione
ecco
mentre pensavo a tutto questo
e anche che certi giorni sarebbe bello avere qualcuno che ti dica di che colore mettere le lenzuola per fare i sogni belli
come una spinta verso la giusta via
mi sono detta
sai che c'è?
che forse il piumone non mi serve più

magari è la volta buona che scoprirò
che sogni si fanno senza le lenzuola che pensavi tu.




giovedì 5 ottobre 2017

L'autosabotaggio della felicità

è una dote innata, ti viene affidata insieme al colore degli occhi e poco ci puoi fare, non ci sono lenti a contatto permanenti.

E' opera di un intelletto fino, è un'operazione a cuore aperto di quelle che decidi di fare così, senza molto preavviso.
Un'azione indipendente, non hai necessariamente bisogno di qualcuno.
E' un'abilità che hai o non hai ma che con il tempo puoi potenziare.
Sono validi aiuti le fregature, i tradimenti, le delusioni e le aspettative mal riposte.

Autosabotare la felicità, ah! Se impari è un gioco da ragazzi, un passatempo che ti ricordi solo nei momenti belli, se osano durare un po' di più.

Nei casi più gravi bastano un cielo azzurro terso con un bel sole, nessuna tragedia all'orizzonte e un po' di buonumore: l'ansia che ti invade quando tutto va bene è roba che capiscono in pochi.
Devi stare a spiegare perché devi aggiungere il "quasi" al "tutto bene", il perché hai paura ad affidarti a navi sicure in mari tranquilli. Non è roba democratica perché no, non è masochismo: tu non godi a starci male.
Vorresti solo avere la sicurezza eterna della serenità.
Ti dicono giustamente "ma è ovvio, non potrai mai" e tac, tu segni rete nella tua partita immaginaria con il destino avverso.

Che roba strana, la felicità.
Pare quasi una calamita, devi attirarla ma non bramarla troppo, altrimenti va, come un gatto.
La paura della felicità poi sembra un controsenso fatto frase.
Richiede un lavoro certosino ma ripaga con una fedeltà e una costanza assoluta.
Tu ti dimentichi un secondo di questo mostro e via, te la godi, poi ci pensi un attimo così, a caso, un primo pomeriggio di inizio ottobre quando tutto è pieno di sole e in divenire e dici "ma no, questa volta non mi faccio impaurire" e invece è già troppo tardi.

Esistono porte automatiche della mente precisissime: fanno tutto loro e non chiedono il permesso.

Un'amica poco tempo fa di fronte a un mio mal celato tentativo di nascondermi dietro alibi per paura della felicità mi ha detto "allora stattene pure nel tuo castello dorato, tutta chiusa dentro e con una schiera di soldatini davanti sull'attenti pronti a non fare entrare nessuno. Avrai ragione e di certo nessuno entrerà".

Ci ho pensato e ripensato in questi giorni, ogni tanto ho provato ad aprire qualche ponte levatoio, altre volte ho aggiunto lucchetti che signora mia, di questi tempi la sicurezza non è mai troppa.
C'è una bella vista dal castello sicuro, ma ogni tanto mi torna voglia di vedere com'è fuori da qui o qui con qualcuno.

E così intanto ho detto ai soldatini di farsi un giro, magari un giorno o l'altro qualcuno di loro si perde e non torna più, chissà...si vedrà.



giovedì 7 settembre 2017

Così, davanti al caffè

scrutando il cielo azzurro e terso, l'aria freschina del primo mattino, la musica di là in soggiorno che fa sembrare un po' in un film.

Il tempo di un caffè mentre la pelle rabbrividisce un poco a farmi rendere conto che anche quest'estate è volata e che più passano gli anni e meno questa stagione mi sta antipatica, anche se come l'autunno niente mai.

Che l'estate non è democratica, è sfacciata: ti devi sentire sempre felice perché intorno è tutto un'esplosione di luce, veloce e senza filtri. Come certi tuffi in mare.

E io per quanto l'abbia vissuta bene e intensamente ho voglia di autunno e della sua dolce malinconia.
Di svegliarmi con l'aria frizzante e il sole, a indugiare tra le prime coperte della stagione.
Anche i cliché sono belli, quando ricordano momenti sereni.

Così, se potessi scegliere mi sentirei sempre come in questo momento: senza affanno e al posto giusto, ad arieggiare i pensieri così tanto da sentirli leggeri leggerissimi o quasi addirittura non sentirli proprio più. Deve assomigliare a una cosa così la felicità.

Davanti al caffè mi godo la musica e sogno dei giorni che verranno e ripenso alle tue parole: "scrivi e non farti domande", hai detto dietro il ciuffo scuro e gli occhi vispi, dolci e finalmente felici.
"Io ti leggerò". Eh, e dici poco.
Che spettacolo vedere le persone a cui vuoi bene felici. E' un concerto di emozioni.

L'aria è leggera. Che cielo blu che c'è, roba da poesia.
Viene voglia di andare chissà dove e non chiedersi perché.
Che conoscersi vuol dire capirsi, rispettarsi, sapersi aspettare e restare comunque a volte senza tutte le risposte.
Siamo abituati a pensare di doverlo fare con gli altri e invece spesso dovremmo farlo con noi stessi. Ci sono successi del cuore che andrebbero festeggiati a dovere.

Fosse possibile imbottigliare un po' di felicità, come dice Ester Violae tenercela come fondotinta per quando ci serve.

Così, davanti al caffè a smettere di farmi domande.
Che se ti affidi a te stesso la vita ti porta a spasso e un po' ti mette alla prova e ci sono momenti dove senza troppa poesia non ci capisci un cazzo davvero. Ma se segui il ritmo delle cose che vanno, senza perderti nei sentieri della mente, qualcosa di buono succede.

L'aria è leggera. Che cielo blu che c'è, roba da poesia.
Come vedere le persone a cui vuoi bene felici o prendere un caffè davanti al cielo blu e per un po' -davvero- non pensare più.